Foggia, la storia della città

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Foggia attualmente  è un comune italiano di 151 567 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia, in Puglia. 

STORIA DELLA CITTÀ

Il territorio comunale di Foggia faceva parte di un  più grande villaggio del Neolitico , in cui si praticava l’ agricoltura giunta nella penisola dal medioriente proprio attraverso la provincia di Foggia. Solo una piccola parte degli insediamenti individuati sono diventati sede del Parco Archeologico Passo di Corvo, uno dei pochi Parchi del Neolitico presenti in Italia. Altro importante insediamento del Neolitico, lo troviamo   nel centro della città, negli scavi della Villa Comunale e in quelli nell'area dell'ex Ippodromo. Sono invece risalenti al II millennio a.C. i siti archeologici di Arpi (in grecoArgosHippium), come l'Ipogeo della Medusa, l'Ipogeo dei Cavalieri e le Necropoli, in località Arpinova. Arpi era una delle più grandi ed estese città italiote, con  migliaia di soldati a disposizione, ricca e forte anche per la sua posizione geografica e per l'intenso commercio che svolgeva con le città vicine. La prassi dell'agricoltura era abituale tra gli abitanti della zona, favorita anche dalla fertilità del Tavoliere e dalla sua conformazione completamente pianeggiante. 
La zona, tuttavia, era paludosa e malarica e si dovette aspettare fino all'XI-XII secolo, sotto la dominazione normanna, per vedere dei cambiamenti nel territorio: della grande Arpi ormai rimaneva poco e Roberto il Guiscardo fece bonificare un'ampia zona acquitrinosa, dando al nucleo urbano della città un impulso economico e civile che crebbe ulteriormente nel periodo di Guglielmo il Buono. 

Il XIII secolo fu un periodo molto importante nella storia di Foggia: Federico II, molto legato alla città, fece costruire a Foggia un imponente Palatium che divenne una delle sue residenze preferite. Il Palatium, realizzato dal protomagister Bartolomeo da Foggia, si estendeva su una vasta area, nei pressi di via Arpi, e contemplava giardini con fontane e sculture e ampi saloni rivestiti di marmi. In questo edificio Federico istituì uno studium nel quale insegnò anche Michele Scoto, confermando per quegli anni un ruolo centrale della città nel territorio daunio. Del palazzo sopravvivono soltanto il pozzo  e il sontuoso archivolto lapideo del portale d'ingresso, inserito in un prospetto esterno del Museo civico. L'iscrizione del portale, alto 7,40 m e largo 3,20, recita: Hoc fieri iussit Federicus Cesar ut urbs sit Fogia regalis sede inclita imp(er) ialis (Ciò comandò Federico Cesare che fosse fatto affinché la città di Foggia divenisse reale e inclita sede imperiale). 
Nella metà del XV secolo gli Aragonesi, sfruttando la centralità di Foggia nel passaggio della transumanza, stabilirono a Foggia la dogana delle pecore , con il compito di regolamentare il pascolo nel Tavoliere e riscuotere tasse derivanti dai diritti di passaggio. L'imposizione di tale tassa a tutti i pastori fece arricchire le casse regie, ma impoverì gli agricoltori del Tavoliere, portandoli ad abbandonare il territorio che, progressivamente, divenne paludoso. 
La dogana, inizialmente, aveva sede nell'Antico Palazzo Dogana (XV secolo) posto accanto alla cattedrale. Nel Settecento venne trasferita in un nuovo Palazzo Dogana, dove rimase attiva fino alla sua abolizione agli inizi dell'Ottocento ad opera dei Francesi  . 

Il 20 marzo 1731 un  terremoto colpì la città, distruggendo un terzo delle abitazioni e danneggiando profondamente il patrimonio artistico cittadino. La ricostruzione iniziò pochi mesi dopo e riguardò soprattutto edifici storici e l'area interna del centro abitato. I ceti meno abbienti, invece, occuparono le aree libere rimaste con lunghe file di baracche. 
Nell'Ottocento Foggia, divenuta capoluogo nel 1806, si sviluppò verso la stazione ferroviaria e fu arricchita da importanti monumenti pubblici. Anche dal punto di vista politico la città fu molto attiva in questo periodo: essa ospitò le carbonare della provincia e prese parte ai moti del 1848 e del 1860. Con l'unità d'Italia nel 1861, ma soprattutto con l'abolizione della dogana avvenuta 4 anni dopo, la città si riprese le terre sottraendole alla pastorizia, dando un nuovo sviluppo all'agricoltura della zona. 

La prima metà del Novecento ha visto un incremento nell'edilizia pubblica con la costruzione di edifici come il Palazzo degli Studi, la Prefettura, il Consorzio di Bonifica della Capitanata, fortemente voluto da Benito Mussolini, e il Palazzo di città.  
Durante la Seconda guerra mondiale la città fu nel mirino dei bombardamenti dell'aviazione alleata, che rasero al suolo buona parte delle abitazioni della città, anche per distruggere una fabbrica segreta di gas velenoso, fabbrica che all'epoca si trovava vicino all'attuale cartiera. Bisogna ricordare i bombardamenti del 22 luglio e del 19 agosto 1943, di certo i più violenti che colpirono la città, causando più di 20.000 vittime, un terzo della popolazione dell'epoca. La causa potrebbe derivare dalla posizione strategica della Stazione di Foggia nella geografia dello Stivale: era ed è ancora considerata il secondo snodo ferroviario italiano. 
Dopo l'occupazione anglo-americana, il 1º ottobre, Foggia divenne il caposaldo dell'offensiva alleata nell'Adriatico e nei Balcani. La città è stata poi ricostruita sulle rovine del centro antico e della struttura urbana ottocentesca. In seguito alle bonifiche nel Tavoliere la città ha visto accrescere la sua importanza economica e il suo sviluppo urbanistico e demografico.

LE ORIGINI DEL NOME E DELLA CITTÀ

Secondo l’opinione più diffusa, il nome Foggia deriverebbe dal latino “FOVEA”, cioè fossa. Quest’ultimo non indica solo le fosse granarie, come generalmente si pensa, ma anche un bacino imbrifero, attestato nella leggenda dell’Iconavetere e richiamato dallo stemma cittadino, nonché dal logo dell’europeo che raffigura le tre fiammelle che avvolgono la sagoma di uno schermidore. I primi ad abitare  il  territorio  delimitato  al  sud  dall’Ofanto  e  a nord dal Fortore furono  i Dauni, guidati dal loro re Dauno. Secondo la leggenda, terminata la guerra di Troia, Diomede, principe di Argo, approdò sulle costa garganiche chiedendo aiuto al re Dauno per combattere nella guerra contro i paesi limitrofi. Prima di giungere sulle coste garganiche Diomede si era insediato con il suo popolo sulle isole Tremiti che infatti sono denominate anche Diomedee. Arpi, posta al centro della zona abitata di dauni, venne fondata da Diomede ed infatti il suo primo nome fu ArgosHippium in onore della città della regione del Peloponneso che aveva dato i natali al fondatore. Arpi fu una città molto popolata, ricca e forte per la sua posizione geografica, per la prosperità dell’agricoltura e per l’intenso commercio che svolgeva con le città vicine. La  decadenza di Arpi cominciò nel V secolo e perdurò sino all’inizio del secondo millennio, infatti fu devastata e saccheggiata ad opera dei vari conquistatori che si affacciarono sullo scenario della storia dopo la caduta dell’Impero Romano di Occidente: si ricordano i danni subiti nella guerra tra Odoacre e Teodorico, la distruzione ad opera di Totila, re degli Ostrogoti (545-549) e il saccheggio per opera di Costante II (662). Nel secolo VIII fu invasa dai Longobardi e dai Saraceni, ma fu ridotta in macerie dai Normanni in lotta contro i Bizantini intorno all’anno 1000; fu allora che gli abitanti pian piano cominciarono a trasferirsi verso i monti circostanti alla ricerca di luoghi più sicuri e tranquilli.

Nel 1062 ormai Arpi non esisteva più, e i pochi casolari presenti si estendevano nelle vaste campagne ma tutti intorno alla Taverna del Gufo, l’attuale chiesa di S.Tommaso Apostolo. La zona era ricca di querceti e qua e là si trovavano laghetti e stagni formatisi per le piogge invernali. E fu proprio in una di queste paludi che si svolse un evento straordinario che avrebbe determinato la nascita di una nuova comunità. Si diffuse un giorno, infatti, una notizia sensazionale: su di un lago dei pastori avevano notato tre fiammelle ed un tavolo avvolto in tele e, innanzi a questo evento un bue aveva piegato le ginocchia come se inginocchiato. I pastori, incuriositi, tolsero i teli dalla tavola e rinvennero una antica icona (Iconavetere) che, nonostante l’acqua e la melma, evidenziava inequivocabilmente l’immagine della Madonna con il figlio Gesù. Allora, avvolta la tavola con teli nuovi, si recarono verso la Taverna del Gufo per trovare una sicura dimora alla sacra scoperta. Di lì a poco la dimora del Sacro Tavolo divenne il centro religioso della zona e molte case vennero costruite intorno: la gente arrivava da ogni parte per venerare quella che i contadini del luogo chiamarono S.Maria de Focis (a ricordo della Madonna e delle tre fiammelle). Si sparse la notizia che l’immagine fosse stata dipinta da S.Luca e che fosse stata portata ad Arpi dal vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano; successivamente nel 600 d.C. sarebbe stato avvolto in drappi da un contadino premuroso e nascosto verosimilmente nel luogo dove ci sarebbe stato, nei secoli a venire, il miracoloso ritrovamento. Fu probabilmente proprio S.Maria de Focis, poi de Focia, a dare il nome di Foggia a quell’insediamento intorno alla Taverna del Gufo.